E-commerce in Italia 2021

La XV edizione della ricerca “E-commerce in Italia” è disponibile gratuitamente sul sito Casaleggio.it

Introduzione

Come ad una pentola sul fuoco, pronta a bollire, basta un colpo sul lato per farla iniziare, così il lockdown è stato il tipping point dell’e-commerce italiano. Tanti settori hanno sofferto, primo fra tutti il Turismo che da sempre traina le vendite online in Italia. Per questo il 2020 è stato un anno di transizione dove chi ha potuto approfittare del momento, ha visto una crescita importante del fatturato (es. l’Alimentare, in assenza di ristoranti aperti) o degli utili (es. le Assicurazioni auto, in assenza di incidenti) e per gli altri un momento di sopravvivenza (es. il Turismo). Per questo motivo il risultato finale dell’anno del comparto e-commerce è, per la prima volta nella storia italiana, rimasto sostanzialmente uguale all’anno precedente. Ma quello che realmente ha portato il 2020, è stata una maturazione dell’e-commerce che è diventato realmente mainstream. Milioni di italiani hanno scoperto la possibilità di acquistare online e non se lo dimenticheranno, anche per quanto riguarda i settori che in questi mesi hanno patito. Per questo oggi l’e-commerce è diventato strutturale alla strategia di qualunque gruppo produttivo o distributivo in Italia. Quando si attraversa un cambiamento di maturazione di un settore ci sono molti effetti collaterali. Uno fra questi è l’avvio delle acquisizioni da parte delle aziende che vogliono consolidare la loro posizione e da parte di altre che vogliono recuperare il tempo perso. L’altro fattore di cambiamento sono le infrastrutture che iniziano a diventare critiche per poter primeggiare nel proprio settore. Per questo motivo stanno emergendo anche pressioni nel definire il tavolo da gioco. Se, ad esempio, da qualche anno si sta discutendo della network neutrality per un accesso eguale per tutte le aziende alla stessa qualità e velocità di Rete (es. in particolare per le aziende di streaming negli Stati Uniti), oggi in Italia ci dobbiamo interrogare anche sulle altre infrastrutture ad esempio per la shipping neutrality. La presenza di grandi operatori sta infatti spostando l’attenzione e la qualità del servizio verso chi contrattualizza degli SLA (Service Level Agreement) molto sfidanti a discapito dei piccoli operatori dell’e-commerce italiano con molta meno forza contrattuale. Per questo e altri motivi legati alle economie di scala dei grandi colossi internazionali, si stanno creando nuove forme di aggregazioni tra aziende le quali, tramite federazioni di microimprese, si stanno posizionando sempre più spesso come validi competitor (almeno in prospettiva).

L’e-commerce nel mondo

Gli utenti che accedono ad Internet nel mondo sono 4,6 miliardi, il 7% in più rispetto all’anno precedente, e rappresentano complessivamente il 59% della popolazione del pianeta. Di questi, il 93% (4,3 miliardi) accede alla rete da mobile, l’1% in più dell’anno precedente. L’area Asia Pacifico è la prima per numero di utenti, con 2,4 miliardi di persone che accedono a Internet, oltre il 50% del totale. La sola Cina conta 990 milioni di internet users a fine 2020. La penetrazione digitale media è pari al 59%, con un picco del 70,4% in Cina, e i website presenti al mondo sono circa 2 miliardi, di cui 400 milioni inattivi. Il mobile rappresenta in media il 55,73% del traffico mondiale (+3% YoY), mentre il 41,46% proviene da desktop e il 2,81% da tablet. Questo significa anche che il mobile è diventato il device più utilizzato. Il traffico mobile arriva a picchi del 65% (+3%) in Asia e del 63% (+3%) in Africa. In Europa invece rappresenta il 52% (+9%) del traffico totale e in Nord America il 50% (+2%). Lo scorso anno l’81,5% degli internet users ha cercato un prodotto o un servizio online, il 90,4% ha visitato un e-store e il 76,8% ha acquistato un prodotto online.

L’e-commerce in Italia

Lo scorso anno si stima che abbiano abbassato definitivamente la serranda oltre 390 mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, contro 85.000 nuove aperture, per un totale di -11,3%. In contrapposizione, le imprese che si sono registrate al Registro imprese con codice ATECO 47.91.1 relativo al commercio online (primario o secondario) sono 10.467, contro le 6.968 dell’anno precedente. La crescita è del 50%, contro il 20% dell’anno precedente. Oltre alle nuove imprese, è importante considerare anche PMI già esistenti: pre covid le PMI che vendevano online tramite e-commerce sul proprio sito web erano il 9%, mentre a fine anno sono aumentate al 17,2% (+8,2%). Molte PMI hanno optato invece per vendere tramite social media o con altre modalità (es. moduli online) passando dal 15,6% pre emergenza, al 27,8% (+12,2 punti). In Italia la diffusione dell’online tra la popolazione (dai 2 anni in su), nel mese di dicembre 2020 ha raggiunto quota 74,7% (+4,7% rispetto all’anno precedente) con 44,7 milioni di utenti unici mensili e un incremento di 3,2 milioni di utenti. Gli utenti che accedono da smartphone sono 39,3 milioni (il 90% della popolazione maggiorenne). Nel giorno medio sono connesse 32,2 milioni di persone e il 70,9% lo fa da smartphone, per un tempo medio di 2 ore e 18 minuti. La spesa media per e-shopper è pari a 674 euro. Il 67% degli utenti ha acquistato online da siti esteri e praticamente la totalità ha acquistato tramite marketplace: il 94% su Amazon, il 52% su eBay e il 44% su Zalando. I brand si sono trovati a far fronte all’incremento della base utenti e all’evoluzione delle abitudini di consumo. Temi come la digitalizzazione dei pagamenti, la gestione dei magazzini e della logistica, lo sviluppo della relazione con il cliente sono diventati cruciali nel corso dello scorso anno. Ad esempio, nel 2020 il 58% delle interazioni con i brand è avvenuto online, con un aumento del 17% rispetto al 2019. Una percentuale che continuerà a crescere nel 2021 vista la richiesta dei consumatori di digitalizzazione dei brand. Sono più di 16 milioni gli italiani che pensano che il cambiamento delle proprie abitudini, dopo l’emergenza sanitaria, sia irreversibile.

Fonte: Casaleggio Associati 2021

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